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Stabiae è il nome di un importante insediamento fortificato, oggi ancora completamente interrato sotto i materiali piroclastici dell'eruzione del 79 d.C., presumibilmente collocato sul c.d. pianoro di Varano e dal quale era possibile esercitare un controllo, sia sullo scalo marittimo corrispondente all'attuale città di Castellammare di Stabia, sia sull'importante nodo viario ad esso connesso.

Che dovesse trattarsi di un oppidum cioè di una città fortificata, si deduce dal fatto che Silla, comandante supremo dell'esercito romano, non si limitò ad occuparlo (come fece con Pompei ed Ercolano nel corso della guerra sociale che oppose le città italiche a Roma), ma lo distrusse militarmente e politicamente.

La rilevanza commerciale del sito di Stabiae e del relativo scalo marittimo, è attestata dal materiale rinvenuto nella vasta necropoli, scoperta sulla collina di Varano e, presumibilmente, connessa all'abitato. Essa, a riprova della vivacità commerciale dell'area, ha restituito corredi funerari con reperti provenienti da tutto il bacino del mediterraneo.

Sempre sulla collina di Varano, situate forse ai margini del centro abitato, sono state ritrovate tre ville romane oggi visitabili seppure non ancora completamente indagate.

La prima è la c.d. Villa S. Marco, così chiamata da un'antica cappella ivi costruita nella seconda metà del 17OO. La Villa è collocata in una splendida posizione panoramica ed ha una superficie di 11.000 mq.

Villa Arianna, la più antica delle tre ritrovate, deve il nome alla gran pittura a soggetto mitologico rinvenuta nella parete di fondo del triclinio. Del medesimo edificio, di cui una gran parte risulta ancora interrata, conosciamo comunque la pianta che è stata redatta in epoca borbonica. Da quest'ultima si arguisce che la villa si estende per circa 2.5OO mq, adattandosi alla conformazione della collina è raggiungendo la pianura sottostante attraverso una serie di rampe poste su sei diversi livelli.

Il c.d. Secondo complesso del Varano, situato di fianco a Villa Arianna è soprattutto noto per gli splendidi pavimenti che sono stati asportati in epoca borbonica e inseriti nei pavimenti delle Sale del Real Museo Borbonico, oggi Museo Archeologico Nazionale.